Il lavoro a domicilio e il telelavoro sono ormai una realtà strutturale anche in Ticino. I dati più recenti pubblicati dall’Ufficio di statistica (USTAT) mostrano come, dopo l’accelerazione legata alla pandemia, queste modalità di lavoro si siano stabilizzate su livelli più elevati rispetto al passato, pur rimanendo meno diffuse rispetto alla media nazionale.
Un terzo degli occupati lavora almeno in parte da casa
Nel 2024, in Ticino, il 33,6% delle persone occupate residenti svolgeva almeno una parte della propria attività dal domicilio. Si tratta di oltre 54.700 persone. Il dato è in netta crescita rispetto al periodo pre-pandemico (24% nel 2014) e segna una nuova lieve ripresa dopo la flessione osservata negli anni immediatamente successivi al 2020.
Nonostante questa evoluzione positiva, il Ticino resta al di sotto della media svizzera, dove la quota di lavoratori a domicilio raggiunge il 41,6%. Questa differenza riflette anche la diversa struttura del mercato del lavoro cantonale.
Uomini e donne coinvolti in modo simile
Contrariamente a quanto spesso si pensa, il lavoro a domicilio è diffuso in modo abbastanza equilibrato tra uomini e donne. Nel 2024 lavora da casa il 32,5% degli uomini occupati e il 34,8% delle donne. Anche sotto questo profilo, il Ticino presenta valori inferiori rispetto al livello nazionale.
Maggiore diffusione nelle fasce d’età centrali
Il lavoro a domicilio è particolarmente frequente tra le persone tra i 30 e i 49 anni, con quote che superano il 36%. Si tratta delle fasce d’età in cui la conciliazione tra vita professionale e vita privata è spesso più rilevante, soprattutto in presenza di responsabilità familiari.
Autonomia professionale e tempo parziale favoriscono il lavoro da casa
La possibilità di lavorare da domicilio aumenta con il grado di autonomia professionale. Oltre la metà degli indipendenti e dei dirigenti svolge almeno in parte la propria attività da casa. Anche tra chi lavora a tempo parziale il lavoro a domicilio è più diffuso (37%) rispetto ai lavoratori a tempo pieno (31,6%).
Forti differenze tra settori economici
Lo studio conferma che non tutte le attività si prestano allo stesso modo al lavoro a domicilio. Le percentuali più elevate si riscontrano nei settori basati sulla conoscenza e sulla tecnologia, come informazione e comunicazione, istruzione, attività finanziarie e professionali.
Al contrario, nei settori che richiedono una presenza fisica – come ristorazione, costruzioni, trasporti, sanità e assistenza sociale – il lavoro a domicilio rimane poco praticabile.
Uno strumento di conciliazione, ma non per tutti
I dati mostrano che il lavoro a domicilio e il telelavoro rappresentano oggi un importante strumento di flessibilità e di conciliazione vita-lavoro, ma con benefici distribuiti in modo non uniforme. La loro diffusione dipende fortemente dal settore, dal ruolo professionale e dal grado di autonomia.
Resta quindi aperta la questione se, nei prossimi anni, il Ticino riuscirà a ridurre il divario con il resto della Svizzera o se emergerà un equilibrio diverso, legato alle specificità del mercato del lavoro cantonale.