Una recente analisi dell’Istituto di politica economica svizzera dell’Università di Lucerna invita a ripensare l’approccio della politica familiare, privilegiando interventi più mirati anziché misure generalizzate. Secondo lo studio, le politiche più efficaci sono quelle che si concentrano dove i bisogni sono maggiori: bambini provenienti da contesti svantaggiati, contrasto alla povertà e incentivi alla partecipazione al mercato del lavoro.
In Svizzera, le famiglie godono in generale di una buona stabilità economica e livelli di povertà relativamente bassi rispetto alla media europea. Tuttavia, la spesa pubblica destinata alla politica familiare rimane contenuta rispetto ad altri Paesi, rendendo centrale il tema non tanto dell’aumento delle risorse, quanto del loro utilizzo più efficiente.
Lo studio analizza tre strumenti principali: congedo parentale, sostegno ai servizi di custodia e aiuti finanziari alle famiglie.
Per quanto riguarda il congedo parentale, le evidenze indicano che periodi brevi favoriscono il rientro delle madri nel mondo del lavoro, mentre congedi più lunghi possono avere effetti negativi sull’occupazione. Per i padri, il congedo contribuisce soprattutto a una maggiore condivisione delle responsabilità familiari, ma senza impatti significativi su reddito o occupazione. Nel complesso, un’estensione eccessiva del congedo comporterebbe costi elevati senza benefici proporzionati.
Il sostegno alle strutture di accoglienza per l’infanzia mostra effetti positivi, in particolare per le famiglie a basso reddito, i cui bambini traggono i maggiori benefici da un’educazione precoce di qualità. Tuttavia, nella pratica, l’utilizzo di questi servizi è più frequente tra le famiglie con redditi medio-alti, con il rischio di effetti di “sussidio indiretto” a favore dei gruppi meno bisognosi. Per questo, gli esperti suggeriscono modelli di sostegno più legati al reddito e meglio adattati ai contesti locali.
Anche le misure di sostegno finanziario hanno un ruolo importante nella sicurezza economica delle famiglie, ma possono influenzare in modo diverso le decisioni lavorative. Gli studi indicano che i trasferimenti diretti possono ridurre leggermente gli incentivi al lavoro, mentre le deduzioni fiscali per la custodia dei figli tendono a favorire maggiormente la partecipazione al mercato del lavoro.
Nel complesso, la ricerca evidenzia l’importanza di una politica familiare più mirata e basata sui dati, capace di sostenere i bambini più vulnerabili, ridurre la povertà e promuovere l’occupazione dei genitori, senza generare sprechi o effetti distorsivi.
Una politica efficace, conclude lo studio, non può rispondere a tutte le esigenze sociali in modo uniforme, ma deve tenere conto delle differenze tra famiglie e dei contesti culturali ed economici in cui si inseriscono.